December 9, 2019

I Costi dei Videogiochi: Una Panoramica sui possibili Sviluppi

Sentiamo sempre più spesso parlare di giochi Tripla A, titoli indie, e free to play. Proviamo a ragionare sulle loro differenze a livello di costi e prezzi di acquisto e sul loro futuro.

Il concetto di AAA

Un'immagine di copertina di Call of Duty Black Ops 3

L’esempio più classico di gioco tripla AAA conosciuto da tutti: COD

Che s’intende per giochi AAA, o tripla A?

Ci si riferisce a quei titoli prodotti da grosse software house, molto pubblicizzati, distribuiti nei negozi, spesso facenti parte di una lunga serie, o quantomeno appartenenti a titoli altisonanti.

Per fare alcuni esempi, parliamo di giochi come Call of Duty, Assassin’s Creed, Halo, FIFA, Uncharted, GTA: il titolo dice già praticamente tutto per molti videogiocatori. Sono quei giochi che costano veramente tanto da sviluppare.

E non è ovviamente solo una questione di strutture e tecnologie, ma c’è anche da considerare l’insieme dei talenti che lavorano per questi titoli (programmatori, artisti, scrittori).

I giochi AAA si stanno preparando al fondamentale salto della prossima generazione.



Videogiocatori e addetti ai lavori si chiedono quale sarà il loro futuro.

Il fatto è che i giochi AAA hanno costi davvero immensi. E non tutti sono pronti a tirare fuori cifre così importanti se il progetto non ha garanzia di vendere moltissimo.

Anzi, le compagnie in grado di realizzare i giochi AAA, accollandosi i rischi dell’investimento, si contano sulle dita di una mano.

Foto di un videogioco su Smartphone.

Il gaming mobile è un fenomeno che non può essere più ignorato.

In un attimo gli sviluppatori da anni dediti alla produzione di giochi di un certo livello, con un certo budget, possono ritrovarsi a casa senza lavoro, o quantomeno senza poter fare lo stesso lavoro per cui erano nati.

Penso abbiate sentito del recentissimo fallimento per bancarotta di Telltale Games, ultimo di una lista di studi costretti a chiudere tutto per non aver raggiunto i risultati sperati.

E le considerazioni non si limitano a questo.

Un altro aspetto rilevante riguarda il fatto che ci sono molti prodotti alternativi ormai, che è difficile non prendere in considerazione, sia per l’aspirante sviluppatore, ma anche per il veterano del settore.

I giochi mobile sono ormai una realtà, dai.

iOS e Android sono roba con cui passiamo il tempo praticamente tutti, c’è poco da fare. Così come ci sono i giochi indie per PC, i free-to-play, i giochini per Facebook e tante altre cose che ormai non possono essere ignorate.

Soprattutto da chi deve decidere se investire o no milioni per il suo prossimo gioco.

Questione di prezzo

Foto di soldi.

Voi investireste tanto scommettendo su un solo videogioco?

Basta fare una breve ricerca sui costi dei videogiochi usciti negli ultimi anni e fare un po’ di conti per scoprire che mediamente, in questa generazione, produrre un gioco multipiattaforma AAA costa a grandi linee qualche decina di milioni di dollari (almeno 40 milioni ma a volte molti di più).

E in media deve vendere almeno un paio di milioni di copie per generare un profitto.

Ed è anche facile pensare che questi costi, con la prossima generazione, siano destinati ad aumentare, con gli sviluppatori impegnati ad abituarsi, a prendere confidenza, a cercare di padroneggiare le nuove tecnologie.

I giochi AAA, almeno i migliori della categoria, sono però veramente “fighi”.

Garantiscono esperienze di altissimo livello sia dal punto di vista audiovisivo sia per quel che riguarda la riproduzione di mondi, fantastici o realistici che siano.

La perfetta postazione da gaming.

Offrono contenuti che difficilmente potrebbero essere messi insieme da piccoli team di sviluppo con pochi soldi a disposizione.

Cioè, per fare uno Skyrim ci vogliono molti soldi e tanta gente talentuosa.

Nonostante le meraviglie offerte, però, 50/70 euro rimangono comunque una bella richiesta.

Ciò porta all’abitudine di spendere pochi euro per giochi scaricabili, se non addirittura gratuiti, per varie piattaforme, tra cui i dispositivi mobile.

I costi sono relativi

Un po’ di speranza rimane! C’è chi fa notare che non è affatto detto che nella prossima generazione di console i costi siano destinati a subire impennate clamorose.

Molti analisti sono abbastanza convinti che il salto tecnologico da questa alla prossima generazione non sarà paragonabile a quello che abbiamo vissuto con le attuali console. “Il break even point” (ovvero il valore che devono raggiungere i ricavi per pareggiare i costi) di un titolo sviluppato e distribuito per le prossime console non sarà di molto superiore a quello attuale.

Se un titolo XY deve vendere due milioni di copie, magari nella prossima generazione basteranno due milioni e mezzo.

Che non è un’esagerazione.

Nel corso degli ultimi anni i PC sono diventati più veloci, ma questo non significa che oggi gli sviluppatori debbano investire più soldi per sviluppare un titolo PC.

Avere a disposizione hardware più potente, non significa necessariamente dover aumentare il proprio budget.

Alto investimento = alto rischio

Immagine simbolica sui profitti.

Il rischio di produrre un tripla A

La concorrenza, nel campo dei giochi da 70/50 euro, è micidiale.

I giochi sono tantissimi, gli euro sono sempre quelli per ogni singolo titolo.

È un prezzo che rappresenta uno scoglio non facile da superare se si è interessati alla maggior parte di essi.

Ovviamente, come già accennato, ci sono molti motivi per giustificare quel prezzo, ma per chi deve spendere non cambia molto: 70 euro o ce li ho o non ce li ho. E questo è ciò con cui molti publisher stanno facendo i conti in questi anni.

L’industria dei videogame, come qualsiasi altra, deve generare profitto, com’è anche normale che sia.

Molte persone possono fare dell’arte, ma ci vogliono piani ben coordinati per far sì che i prodotti artistici possano risultare vendibili.

Ci saranno sicuramente delle gemme che verranno fuori per caso. Tuttavia è probabile che, in linea di massima, a dominare il mercato sarà sempre la mentalità blockbuster.

Non a caso nel mercato attuale prendono sempre più piede sequel, remake, reboot di titoli altisonanti, considerati investimenti a colpo sicuro e ben più remunerativi di una nuova IP con meccaniche innovative che non si sa se riuscirà a fare breccia nei videogiocatori.

Assemblaggio pc.

Le software house, tuttavia, percepiscono di dover offrire delle novità e sanno anche che l’arrivo di una nuova generazione di console è sempre una delle migliori occasioni per farlo.

È molto meno rischioso creare prodotti e serie inediti quando si è all’inizio di una generazione di console, ossia quando gli acquirenti sono mentalmente aperti alle novità, desiderosi di sperimentare e di provare il meglio che il nuovo corso può offrire.

Il mercato è complicato, gli investimenti sono sempre più rilevanti, e diventa difficile lanciare nuove serie, questo l’abbiamo capito, ma è una cosa troppo importante per la ”buona salute” del settore videoludico.

Diventa sempre più raro che un nuovo brand venga sfruttato per un singolo gioco.

Quando si lancia qualcosa di nuovo, di livello AAA, ci si assicura sempre che sia possibile tirarne fuori una serie.

La speranza è quindi che, con l’avvicinarsi delle nuove generazioni, siano cominciati i lavori per titoli AAA che siano innovativi, capaci di dare una sferzata di aria fresca al mercato.

Le alternative e le sfumature di grigio

Child of light - Immagine di copertina.

Child of Light: un piccolo capolavoro made in Ubisoft

Intorno al modello del videogioco blockbuster, in parte anche a causa della poca innovazione, stanno emergendo giochi low-budget (o indie) che stanno riscuotendo un successo continuo e in crescita.

Sempre più software house dai nomi blasonati portano avanti progetti tripla AAA a investimento sicuro contemporaneamente a titoli con concept molto spesso freschi, che vengono affidati a un piccolo gruppo di sviluppatori con budget ridotti.

Così facendo anche se la nuova IP dovesse rivelarsi un flop di vendite, lo scarso investimento effettuato potrà essere recuperato dagli incassi dei tripla A.

Esempi di questa strategia li possiamo vedere in Ubisoft, con i suoi Child of Light e Grown Home, oppure in Electronic Arts, con Unravel, Fe e A way out.

E quindi i giochi economici, che invadono Steam, Xbox Live e Playstation Network, stanno in qualche modo rosicchiando parte dello spazio dei giochi AAA.

Soprattutto, stanno praticamente sostituendo i giochi “buoni, ma non AAA” di quel settore.

Lo scenario attuale, in effetti, sembra essere un po’ questo.

O ci si compra un Red Dead Redemption 2, un Call of Duty, un Assassin’s Creed… oppure, se si ha voglia di qualcosa di alternativo e magari innovativo, originale, simpatico, allora si propende per giochi che costano molto meno.

Si sta quindi creando una frattura abbastanza netta tra i giochi tripla A e tutti gli altri.

In questa distinzione tra bianco o nero a farne le spese sono tutti quei titoli “grigi” nel mezzo, tutti quei giochi dal costo non irrisorio (si parla comunque di diversi milioni) che rimangono lontani dalle luci dei riflettori.

Alcuni titoli che rientrano in questa categoria sono le serie Dishonored, Deus Ex, e il recente Prey, tutti giochi di oggettiva qualità che purtroppo non sono stati premiati dalle vendite.

Pensiamo positivo

Un cartello sull'ottimismo.

Il caro vecchio pensare positivo!

Generalmente, nella storia dei videogiochi, periodi d’incertezza come quello attuale non portano a scenari negativi, ma a svolte inaspettate.

Il gioco AAA da 60 euro, quando fatto bene, è comunque il top del videogiocare e, per molte persone, l’unico motivo valido per mantenere questo hobby.

Il “videogiocatore AAA” è ancora un target troppo importante per questo business.

Nonostante la crescita mostruosa del mercato low-budget (che ricordiamo include indie, free to play e molti giochi mobile), quello del cosiddetto hardcore non sparirà.

Venti anni fa, i videogiocatori Playstation rientravano in una fascia di età che andava più o meno dai 6 ai 25 anni.

Oggi quella fascia si è allargata fino ai 40 anni.

Parliamo, quindi, di un incremento di persone potenzialmente interessate ai giochi che costano i soliti 70/50 euro.

C’è poi da tenere in considerazione anche il fatto che PS4 e Xbox One hanno ancora un bel po’ di anni di vita, a prescindere dall’arrivo delle console di nuova generazione.

Ci saranno altri cali di prezzo per i due attuali veicoli principali dei giochi AAA, e quindi altra gente che le comprerà.

Questo potrebbe dare una mano, economicamente parlando, ai produttori dei giochi “costosi”.

È inevitabile, però, che per fare bene in futuro, i giochi AAA dovranno anche un po’ innovare.

Almeno, questa sembra essere la lezione degli ultimi anni.

Del resto la storia ci ha sempre insegnato che chi non è in grado di stare al passo con i tempi finisce per correre incontro all’estinzione.

Spero che il pezzo vi sia piaciuto, se vi va lasciateci un commento con la vostra opinione!

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Blogger part-time per Onikiri.it, collaboratore del canale Twitch dei LazyBitGaming e sognatore full-time. Gamer fin da quando ha memoria, ha iniziato dalla PSX passando per quasi ogni genere videoludico. Sempre alla ricerca di nuove storie in cui immedesimarsi e nuove esperienze da vivere. I suoi due punti saldi sono Kingdom Hearts e Metal Gear Solid.

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