September 25, 2020
Uomo disperato circondato da memory card, hard disk e icloud

Quella volta che ho perso tutti i salvataggi dei miei giochi

  • By Mirko “Ryo” Tocco
  • Agosto 20, 2017
  • Diario
  • Comments Off

Oggi possiamo salvare direttamente sull’hard disk e nel cloud, ma la vita del giocatore non è stata sempre così facile

La tecnologia fa passi da gigante in tutti i settori, videogiochi compresi. Da diversi anni puoi spegnere la console senza troppi pensieri, tanto ci pensa lei a salvare automaticamente i progressi e a tenere i tuoi file al sicuro nel disco fisso, pronti a essere ripresi in ogni momento.

Addirittura, per i più scrupolosi, esistono servizi per memorizzare i salvataggi nel così detto cloud in modo che possano essere recuperati all’occorrenza se capitano problemi anche all’hard disk. Facile la vita del giocatore moderno eh?

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Fino a qualche tempo fa era tutto molto diverso. Ai tempi delle prime due PlayStation siamo stati schiavi di piccoli rettangolini di plastica, che per un occhio inesperto potevano sembrare insignificanti. In realtà contenevano tutti i tuoi sforzi di settimane o di mesi.

Forse avrai già capito, sto parlando delle memory card.

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Cosa sono le memory card della Play Station

Queste schede di memoria hanno reso famoso il concetto di “salvare un gioco”, cosa all’epoca poco diffusa visto che prima la maggior parte dei giochi non aveva un chip interno per i salvataggi o una funzione password per riprendere in un determinato punto.

Memory Card con Stick

Memory Card con i mitici Stick!

Una volta che iniziarono a diffondersi, si ebbero memory card di ogni tipo: potevano essere di forme e colori diversi, ed erano disponibili degli sticker di ogni genere. Ricordo che sulla mia avevo messo un bellissimo adesivo di Lara Croft dal primo Tomb Raider, doveva aveva le tette esagonali. Era quell’accessorio che dava alla console un tocco personale.

Bisognava comunque scendere a compromessi, perché non erano dispositivi in grado di contenere un gran numero di file. Di conseguenza, i giochi che si potevano salvare erano pochi. Per esempio sulla prima PlayStation una scheda di memoria aveva 15 blocchi, in grado di gestire fino a un massimo 15 salvataggi (alcuni titoli richiedevano più blocchi).

Era quindi scontato usarle solo per quei giochi che usavamo maggiormente o per quelli che finivamo con orgoglio. Una reliquia preziosa, da custodire gelosamente e usare con attenzione.

Le Memory Card e i salvataggi persi

Nonostante ciò, specialmente durante i primi utilizzi, ho perso decine di salvataggi. Solitamente per sbadataggine, ma anche per inesperienza come nella storia che ti sto per raccontare.

Erano i tempi di Resident Evil 2, gioco che comprai con i sudati risparmi di mesi e mesi di paghetta. La sensazione di giocare su qualcosa che hai acquistato per conto tuo è molto particolare, un po’ come quella di chi riesce a preparare la sua prima torta ben riuscita. Ha un sapore diverso… ti da parecchia soddisfazione!Resident Evil 2 - Immagine di copertina.

Tra l’altro avevo giocato il capitolo precedente circa un mese prima, ed ero curiosissimo di sapere cosa succedeva nel secondo. Anche troppo. Era scontato che sarei rimasto incollato allo schermo più del normale. La console, dopo più di 6 ore ininterrotte di partita, sprigionava uno strano calore, ma avevo appena battuto il boss finale sul disco di Claire.

“Solo le 20.30?” dissi, “Posso vedere l’inizio del secondo disco!”.

Dopo esser stato morso da un paio di zombie, con un po’ di difficoltà riuscii finalmente a trovare riparo nella stazione di polizia. La paura era però sempre presente. Avevo salvato spesso con Claire e non volevo esser da meno con Leon, anche perché ai tempi Resident Evil era davvero un survival horror, quindi non troppo semplice.

In quella stanza pensavo di essere al riparo da qualsiasi pericolo, ma come in tutte le storie d’orrore il nemico è sempre dietro l’angolo.

Errori fatali

Un rumore di passi che si avvicina. La maniglia della porta gira lentamente ed ecco un sinistro cigolio che fa correre un brivido su per la mia schiena.

Mi giro e la porta pian piano si apre. Dall’altra parte una sinistra e oscura voce preannunciava la fine di tutto:

“È pronto in tavola!”
“AAAAAAAAAAH!… Arrivo subito!”
“Spegni che si fredda!”

Era mia madre (grazie al cielo), e se c’è una cosa su cui non si transigeva a casa è che bisognava stare a tavola tutti insieme. Poi era giornata di lasagne, piatto che potevo mangiare in 18 secondi netti a seconda della porzione.

Prima però dovevo assolutamente salvare la partita!

Una mamma arrabbiata.

Una mamma incazzata può farti andare in TILT.

Entro allora nella “save room” del gioco con l’intenzione di mettere al sicuro i dati sulla memory card.

L’operazione era semplice, soltanto che mia madre continuava a intimarmi di spegnere per andare a cena e questo mi causò un momento di tilt cerebrale.

“Ancora?” “Ma devo venire lì?” “Ma ti sbrighi?” “Ma devo staccare il contatore?” “Guarda che stiamo aspettando te, stacca tutto immediatamente!”.

Il mio cervello entrò in sciopero e io spensi veramente la play station. Col processo di salvataggio in atto. Bravo pirla.

In quel momento non mi resi conto dell’entità della catastrofe, anche perché avendo la console da poco davo per scontato che i progressi venissero registrati in modo istantaneo.

Lo so, ci sono sempre stati i messaggi del tipo “Non spegnere la PlayStation, idiota!” mentre stai salvando. Ma in quel momento, dopo oltre 6 ore passate a giocare e il ventisettesimo “Spegni che è pronto”, mi mancò totalmente l’ossigeno al cervello.

Mangiai senza troppi pensieri. Dopo cena tornai in postazione, accesi e feci partire il gioco, convinto di poter riprendere dove avevo salvato. Cominciava invece uno dei momenti peggiori della mia vita da player: iniziava con una schermata di caricamento di Resident Evil 2 che non trovava il salvataggio.

Keanu Reeves con la faccia perplessa, forse per i salvataggi persi.

Mah!? Come?! Io ho salvato!

“Ma io ho salvato, che cazzo!”

In quel momento mi tornarono in mente i tempi del primo Nintendo, con il rimedio della nonna per risolvere tutti i mali: soffiare sui contatti. Provai questo antico metodo ma nulla, ancora nessuna partita salvata da caricare.

Il panico cominciò a montare, provai a toglierla e rimetterla un paio di volte ma nulla… tutto inutile. Pensai allora a un errore nel salvataggio. Con le mani in faccia di fronte alla TV iniziai a disperarmi per tutti i progressi persi.

Poi un’illuminazione!

È possibile avere ancora un asso nella manica quando si arriva a un punto simile? Era ancora possibile recuperare il salvataggio in qualche modo? Tolsi il disco dalla PlayStation ed entrai nel programma di gestione dei salvataggi, selezionando la mia memory card.

Niente da fare

Hai presente quelle scene comiche dove il protagonista si sfoga e lancia un’imprecazione che rimbomba persino nello spazio?

Ecco.

In memoria non c’era nulla.Una figura horror nel buio.

O meglio qualcosa c’era: strani simboli irriconoscibili al posto dei miei dati. Porc#!!!

Spegnendo inavvertitamente la console durante il salvataggio su Resident Evil 2 non solo sono riuscito a perdere quei dati, ma ho corrotto tutto ciò che c’era dentro.

I vari Crash Bandicoot, Castelvania, Abe’s Oddyssey, Tomb Raider II… Andati-via-per-sempre. Forever! Addio. Qualsiasi dato salvato era scomparso.

Con le mani tremolanti, mentre le ingiurie raggiungevano significati sempre più profondi, provai a chiudere e riaprire il programma di gestione un paio di volte ma ormai non c’era niente da fare.

Non riuscivo a crederci. Rimasi con la bocca aperta per 5 minuti, pensando a come la tecnologia mi avesse tradito pugnalandomi alle spalle (nonostante fosse assolutamente colpa mia).

Cotton fioc, usati come ultima spiaggia per pulire i circuiti.

Il metodo del Cotton Fioc ha rappresentato l’ultima spiaggia per molte persone.

Dopo aver maledetto i nomi di tutti coloro che lavoravano a Sony (tutti giapponesi quindi livello di difficoltà abbastanza alto) cercai comunque una soluzione alternativa in preda alla negazione.

Provai l’alcool sul cotton fioc per pulire i contatti, l’utilizzo della seconda porta memory card, la sepoltura in un vecchio cimitero indiano sperando in una reincarnazione demoniaca dei file.

Non funzionò niente di tutto questo.

Solo dopo aver tirato giù una quantità di santi pari a quella della popolazione del Molise mi calmai e iniziai a ragionare sul serio. Solo in quel momento capii la causa. Dopo lo smarrimento, la disperazione e i bestemmioni realizzai che a distruggere tutto era stata la mia fretta nello spegnimento della PlayStation.

Sapevo già quale fosse la punizione: rifare tutto da capo.

Fortunatamente quella scheda di memoria continuò a funzionare dopo aver cancellato i dati corrotti, e mi accompagnò ancora per tanto tempo, o meglio per qualche altro mese. Finché non accadde quello che racconto in quest’altro articolo sul karma.

Insomma, ci tenevo a condividere questi ricordi e a raccomandarvi di spegnere con cura la vostra console… soprattutto se ancora giocate su play station 2!

E voi? Avete avuto delle brutte esperienze, in passato o nel presente, con i salvataggi dei vostri giochi preferiti? Fatemelo sapere nei commenti, anche perché così non sarò il solo a ricordare la disperazione che si prova in quei terribili momenti!

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Blogger part-time per Onikiri.it, è attualmente uno degli streamer del canale Twitch chiamato Lazy Bit Gaming e speaker radiofonico. Gioca ai videogiochi dai primi anni 80, ed è uno dei vecchiardi più nerd del panorama videoludico. Adora i vecchi classici del Commodore 64 come Turrican e la serie Metal Gear Solid (creata da Kojima).

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