September 25, 2020
Un'immagine artistica di Metal Gear Solid.

Metal Gear Solid: Vi racconto il mio amore per il gioco di Kojima

  • By Mirko “Ryo” Tocco
  • Agosto 15, 2017
  • Diario
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La scoperta di una serie è un po’ come il primo incontro con l’anima gemella – non si scorda mai. In questo articolo ti racconterò del mio primo incontro con Metal Gear Solid e del rapporto che ho avuto nel tempo con il gioco di Hideo Kojima

Se, al pari del sottoscritto, hai mosso i primi passi nel mondo videoludico durante il dominio dei sistemi a 8 bit beh, allora sai benissimo quale fosse lo standard più diffuso in quegli anni. I giochi erano perlopiù un misto tra sparatutto e platformer, incentrati su un eroe alla Rambo circondato da centinaia di nemici.

Uno screenshot di Turrican, gioco del Commodor 64 e dell'Amiga 500.

Turrican, uno degli sparatutto/platformer più famosi di quel periodo.

Lo scopo principale era sempre sparare e uccidere qualsiasi cosa si muovesse.

Tantissimi titoli possono esser citati come esempio, e uno di quelli che ricordo con affetto è Turrican, famoso fra coloro in possesso di un Commodore 64 o un Amiga 600. I microcomputer andavano di moda in Europa durante quel periodo, sono quindi sicuro di non essere il solo a ricordarlo.

I PC all’epoca avevano conquistato anche altre regioni, specialmente l’Asia. Mi riferisco principalmente al Giappone, dove l’MSX (che in Europa praticamente non arrivò) vendette più di 5 milioni di unità.

Ovviamente su questa piattaforma i giochi action non mancavano, ma erano abbastanza scarni e senza una vera anima.

Metal Gear 2 su Msx, uno screenshot del gioco.

Metal Gear 2 su Msx, uno dei primissimi capitoli della saga.

I limiti hardware di questo computer spinsero un uomo, Hideo Kojima, a creare qualcosa di diverso.

Kojima riuscì a sviluppare un prodotto visivamente appagante aggirando queste barriere, usando meno nemici su schermo e incentrando il gioco su un gameplay in stile “guardie e ladri”. Il suo sforzo rese famoso il genere “stealth” e diede vita a una delle serie più famose della storia dei videogiochi: Metal Gear.

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I primi due titoli della serie infatti uscirono su questa piattaforma degli anni 80 ed erano appunto “Metal Gear” e “Solid Snake: Metal Gear 2“.

Inizialmente solo i giapponesi poterono assaporare i frutti dell’estro creativo di Kojima.

Per noi europei invece, ci vollero 12 lunghi anni di attesa con il conseguente passaggio dal 2D al 3D, prima di poter giocare un titolo della saga MGS.

Attenzione! Da ora in poi l’articolo conterrà spoiler su Metal Gear Solid

Il titolo del pezzo e il fatto che si parla di un gioco vecchio di 20 anni dovrebbero essere motivi sufficienti per non inserire l’avviso dello spoiler, ma lo so. C’è sempre qualche rompicoglioni. Dunque iniziamo!

Ottobre 1998

Durante quel periodo ero solito passare il fine settimana a casa dei miei cugini. Erano i classici “riccastri”, quelli che hanno tutto: pay tv satellitare, videoregistratore con centinaia di film, computer di ultima generazione e ovviamente la PlayStation.

Un bambino con l'Ipad.

I cugini ricchi di oggi hanno l’Ipad.

La console Sony bene o male ce l’avevo anche io, ma purtroppo potevo permettermi solo una demo al mese e molto raramente qualcosa di più. Loro invece rinnovavano la collezione al ritmo di due titoli ogni 3/4 settimane. Bastardi.

Comunque sia arrivò il sabato e partii verso la dimora dei suddetti parenti.

Appena arrivai, varcando l’uscio, mio cugino mi comunicò la notizia: “Ho comprato ISS Pro 98!”.

Ai tempi il vecchio Pro Evolution Soccer faceva il culo a strisce a Fifa, e in quei giorni eravamo in fissa con i giochi sportivi. Iniziarono quindi una serie di tornei che portarono inevitabilmente al consumo di litri di Coca-Cola e al nottambulismo.

Intorno a mezzanotte il calcio aveva stancato, ma avevamo ancora voglia giocare. La caffeina e il glucosio scorrevano prepotentemente nelle nostre vene.

A un tratto notammo un secondo disco argentato far capolino dalla custodia del gioco targato Konami.

“E quello cos’è?”
“Mboh, c’è scritto Metal Gear Solid.”
“Mettilo vediamo com’è.”

Essendo una versione di prova non abbiamo fatto troppa attenzione alle scene iniziali, anche perché gli zuccheri nel sangue erano alti e cercavamo unicamente pura azione. Partì il livello, mio cugino iniziò a muoversi alla cieca e ad andare addosso ai nemici… GAME OVER.

“Snake? Snaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaake???”

Sentimmo quelle urla circa quindici volte.

Schermata del Game Over di Metal Gear Solid su Play Station 1.

Il Game Over del primo Metal Gear Solid su Play Station 1… molti miei amici ci hanno perso i capelli.

Eppure dovevamo solo raggiungere l’ascensore a fine mappa.

Il cuginetto stava già per arrendersi e togliere il disco dalla console.

A detta sua, quella roba era una merda. Io però non ho gettai subito la spugna, anzi. Presi il controller tra le mani e cominciai a giocare.

Notai immediatamente alcune stranezze, ad esempio il personaggio si appiattiva sui muri e questo cambiava la direzione dell’inquadratura. Come a farmi capire che dovevo stare più attento del solito ai movimenti dei nemici.

Premetti il cerchio, provando lo schema dei comandi.

Il protagonista diede un pugno sul container dove poggiava, facendo reagire la guardia vicina. Rimasi particolarmente sorpreso e confuso, ma di tutta risposta riuscii a sfruttare il movimento nemico, superandolo e arrivando all’ascensore.

Fu allora che qualcosa in me scattò

Non avevo mai visto un’interazione così particolare tra i personaggi in un videogioco. Ero abituato a tutt’altro tipo di gameplay. In quel momento stavo provando una cosa impossibile da digerire per il mio cervello dell’epoca: un “videogame mindblow”.

Un'immagine di un Kojima Lover.

Ecco, più o meno accadde questo.

Mi innamorai del gioco nel preciso istante in cui vidi il titolo apparire su schermo.

La nottata proseguì, e mentre il cugino dormiva di brutto io giocavo e rigiocavo la demo scoprendo meccaniche sempre nuove e assaporando i primi accenni di una storia assai più profonda. I dialoghi erano tutti in inglese, ma bene o male riuscivo già a capirli.

Passai l’intera notte in bianco, e la mattina seguente la mia ragione di vita era ormai chiara: dovevo avere MGS.

L’acquisto del primo Metal Gear Solid

Lo comprai qualche settimana dopo, al culmine di un’attesa interminabile, sacrificandomi e vendendo altri giochi a me cari. Ma a esser sincero ne è valsa veramente la pena. Per mesi non giocai ad altro. Mi immersi totalmente nel suo gameplay e soprattutto nella sua narrativa, che finalmente riuscii a carpire a pieno.

Foto di un nerd schizzato.

Nei mesi in cui giocavo al primo Metal Gear Solid, dovevo avere pressapoco quest’espressione.

Eh si perché, a differenza della demo, aveva il doppiaggio completamente in italiano!

Forse non spiccava come il migliore (in realtà faceva abbastanza schifo) ma all’epoca era una novità mica da poco.

Sembrava di vedere un buon film, anzi di viverlo perché ero io il protagonista. Mi sono immedesimato nel personaggio da me controllato, cercando di sopravvivere il più possibile per portare a termine la mia missione in maniera legittima.

Sapete quando un gioco riesce a emozionarvi profondamente, facendovi dimenticare chi siete mentre lo giocate? Ecco, una volta accesa la PlayStation scordavo di essere un ragazzino di 14 anni. Mi trasformavo in Solid Snake, il mercenario leggendario.

L’inizio del gioco firmato Hideo Kojima

Il gioco iniziava così, con un uomo freddo, solo e disarmato, spedito su un’isola sperduta dell’Alaska (Shadow Moses) con dei compiti ben precisi: fermare i terroristi, recuperare i prigionieri, evitare la catastrofe nucleare e salvare il mondo intero. Un classico.

Lo screenshot di una conversazione via Codec su Metal Gear Solid.

Lo screenshot di una conversazione via Codec su Metal Gear Solid.

La solitudine dell’eroe era comunque compensata dal supporto via radio, o Codec per esser precisi. Il colonnello Roy Campbell, la dottoressa Naomi Hunter e Mei Ling furono i primi compagni d’avventura che conobbi e di conseguenza quelli da cui rimasi più colpito.

I personaggi principali stavano già aumentando esponenzialmente la mia infatuazione per il titolo.

Questo perché prima di allora avevo conosciuto solo giochi con NPC semplicissimi, e questi ripetevano unicamente la stessa solfa quando interpellati. Qui invece avevo davanti qualcosa di completamente diverso: le chiamate via Codec erano varie e molto realistiche, e non si limitavano a un’unica semplice frase. Alcune conversazioni potevano durare davvero tanto.

Tutte le discussioni aiutavano lo sviluppo della narrativa di gioco, infatti ogni trasmissione radio conteneva informazioni sugli avvenimenti in corso o qualche consiglio su come proseguire. Quanti di noi hanno capito che bisognava cambiare la porta del joypad per sconfiggere Psycho Mantis, senza chiederlo al colonnello Campbell?

Il Codec era onnipresente, un accessorio vitale in ogni situazione, e questo mi faceva sentire veramente come un soldato in missione, sempre in contatto col quartier generale. Ma tutto ciò non bastava, perché ci volevano anche dei personaggi con cui interagire “fisicamente”.

Un'immagine di Otacon tratta da Metal Gear Solid 4.

Otacon su Metal Gear Solid 4.

Durante la storia di MGS di personaggi se ne conoscono tanti, tra tutti Meryl Silverbourgh, nipote del colonnello Campbell, ovvero la classica donzella da portare in salvo.

C’è anche il nerd di turno, Otacon, pronto ad aiutarci in quei problemi da risolvere attraverso un computer. Impossibile creare un racconto action senza un hacker, è il minimo sindacale.

Altro personaggio degno di nota è sicuramente il Cyborg Ninja, robot armato di katana ossessionato dal suo unico scopo: affettare qualsiasi cosa e combattere con Solid Snake. Naomi Hunter infatti ci svelerà che dietro quell’esoscheletro si cela Gray Fox, soldato affrontato dal protagonista sul vecchio Solid Snake: Metal Gear 2 (che da noi arrivò incluso nel dvd di Metal Gear Solid 3: Subsistence su PS 2).

Ogni singolo membro nel cast di Metal Gear Solid aveva una sua personalità e qualcosa da raccontare, e questi elementi venivano approfonditi continuamente dalle conversazioni via Codec e dalle cutscene.

Era la prima volta in cui riuscivo a conoscere profondamente i personaggi di un gioco solo grazie alle loro parole.

Uno screenshot di Metal Gear Solid in cui si vede Liquid Snake.

Liquid Snake su Metal Gear Solid (dietro si intravede il Metal Gear Rex).

Vogliamo parlare poi di quanto anche i cattivi fossero interessanti? La tremenda squadra speciale FOXHOUND, un gruppo di pazzoidi che sembravano usciti da un manga, comandati da Liquid Snake, l’uomo con lo stesso nome in codice del protagonista.

Ognuno possedeva la propria specialità: Revolver Ocelot, maestro delle pistole, un doppiogiochista sempre presente in tutta la serie.

Vulcan Raven, sciamano dell’Alaska dall’esile corpicino in grado di sollevare una mitragliatrice da 110 chili.

Psycho Mantis, un simpatico parricida, capace di leggere nella mente di qualunque persona.

Impossibile dimenticarci poi di Sniper Wolf, cecchino dell’est dipendente da Pentazemina e scollature provocanti, una femme fatale in piena regola. Il nerd si innamora sempre della gnocca di turno, quindi era obbligatorio vedere Otacon sbavarle dietro.

Tutti questi personaggi rendevano Metal Gear Solid un universo vivo, qualcosa che prima d’allora non credevo possibile.

Dopotutto ero ancora un pischello e pochissimi giochi avevano una narrativa diversa da “Il mostro ha rapito la principessa, salvala!”.

Sì, avevo già giocato ai miei Resident Evil e Tomb Raider, ma erano nulla in confronto come profondità.

Il racconto si faceva incredibilmente interessante a ogni nuova cutscene, con colpi di scena inaspettati, uno dopo l’altro. Il ritmo di gioco, seppur in stile cinematografico, rimaneva costantemente alto e ti stimolava ad avanzare in continuazione.

La storia poi, che esperienza!

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Faccia da colpo di scena.

Ecco, più o meno la mia faccia all’ennesimo colpo di scena era questa!

È troppo lunga da percorrere punto dopo punto, ma ogni persona che abbia giocato questo titolo conosce i suoi momenti chiave.

Gli attimi insieme a Meryl, dove si confida e cerca di dare un senso alla sua vita. Il momento in cui viene sparata e catturata da Sniper Wolf… Lasciarla sola, in quel corridoio, per recuperare un fucile di precisione e aiutarla fu davvero stressante: percorsi tutte le stanze a ritroso pervaso da un’angoscia terribile.

Come non ricordare poi la delusione d’amore di Otacon, un colpo al cuore per un ragazzo come me con tanti fallimenti amorosi alle spalle. *sniff*

Le bugie e le omissioni del colonnello Campbell d’altro canto mi fecero incazzare di brutto. Ma quando mai mi mandi da solo in un’isola dell’Alaska senza dirmi che c’è un carro armato bipede alto 6 piani pronto ad aspettarmi? Fuck!

Naomi Hunter e il FOXDIE. Questo virus è in grado di uccidere le sue vittime in base al loro codice genetico, e ci è stato inoculato dalla simpatica dottoressa a inizio missione. Ecco perché tutti coloro che volevo salvare morivano, non ero io a portare sfiga!

Pensandoci, giocare a Metal Gear Solid mi ha fatto comprendere le emozioni di chi segue le serie TV lasciandosi trasportare totalmente. Vogliamo parlare del continuo stupore e dello sconcerto generati nello spettatore?

Un'immagine di Master Miller su Metal Gear Solid 5.

Master Miller su Metal Gear Solid 5.

Il colpo di scena più incredibile fu quello con al centro Liquid Snake, che fingendosi Master Miller (uno dei personaggi di supporto via Codec) riuscì a ingannarci e farci inserire il codice di sblocco delle testate nucleari.

Non finisce qui.

Il Metal Gear, l’arma nucleare definitiva, viene attivata e guidata proprio da questo impostore. Qui ho sperimentato una delle “boss fight” migliori, aiutato dal povero Gray Fox che viene ucciso brutalmente proprio nei momenti finali.

Dopo decine di missili Stinger il carro armato bipede esplode insieme al suo pilota… Vendetta!

O forse no.

Il bastardo è ancora vivo! E come tutti i cattivi dei film ci spiega per filo e per segno il suo piano prima di tentare di ucciderci. Ci svela come lui e Solid Snake siano in realtà degli esperimenti genetici, creati al solo scopo di riprodurre un soldato perfetto. Quindi siamo pure fratelli!

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Questo è stato onestamente il primo gioco in cui un antagonista è riuscito a rendermi realmente rabbioso. Ricordate il tunnel? L’inseguimento sulla Jeep? Vedere nuovamente Liquid vivo e vegeto a ingannare la morte.

“Non ancora Snake. Non è ancora finita!”

In quel momento avrei strozzato volentieri quello stronzo con le mie stesse mani. Per fortuna aveva le ore contate.

Un fotogramma tratto dalla scena finale di Metal Gear Solid.

Un fotogramma tratto dalla scena finale di Metal Gear Solid.

Se questo coinvolgimento emotivo così forte non fosse bastato a farmi adorare questo titolo beh, il finale e i suoi meccanismi mi avrebbero comunque conquistato.

Le ultime scene di Metal Gear Solid erano infatti un classico cliché hollywoodiano, dove l’eroe trionfa sul cattivo di turno.

Che muore, finalmente.

In Metal Gear Solid le scelte che facciamo possono condizionare la storia

Mi riferisco a Meryl, la “donzella” di turno. A un certo punto del gioco la sua sopravvivenza era appesa a un filo, collegato a una mia singola scelta. Quella di far arrendere o meno Solid Snake alla tortura di Ocelot, quando viene fatto prigioniero.

La tortura di cui parlo nell'articolo su Metal Gear Solid, una scelta difficile.

La scena della tortura con Revolver Ocelot, Liquid Snake e Sniper Wolf.

Se ci penso in effetti, questo è stato anche il primo gioco a farmi sentire realmente in colpa mentre causavo la morte di un personaggio.

È un’altra delle meccaniche meravigliose inserite da Hideo Kojima. Giocare un qualsiasi videogame richiede inevitabilmente di fare una o più scelte, quindi perché non rendere almeno una di queste davvero importante in modo che abbia un serio impatto sulla storia? Aiuta sicuramente il coinvolgimento di chi ha il controller in mano.

Quando finii il gioco per la seconda volta rimasi veramente shockato vedendo la nipote del colonnello Campbell giacere morta davanti a me (nella prima “run” resistetti a Ocelot). Da quel giorno in poi, ogni qualvolta rigiocavo Metal Gear Solid, non ho mai ceduto durante la tortura. Non volevo assistere nuovamente a quella scena tristissima.

Questa è la potenza nascosta della sua narrativa.

Una storia in grado di concludersi in due modi diversi, ma con entrambi i finali dotati dello stesso significato: dobbiamo cercare di vivere come meglio crediamo, lasciando stare il passato, insieme a chi o cosa abbiamo trovato lungo la strada.

Poteva essere una vita dedicata ad amare un’altra persona oppure un’esistenza solitaria. Dipendeva tutto da noi.

Infine, i titoli di coda. Che giocone! E dopo il finale si può ricominciare sbloccando la mimetica di Otacon per diventare invisibili o la bandana con le munizioni infinite. Cosa chiedere di più?

Un'immagine ironica di Kojima in versione Santa.

Il sommo Kojima guida i suoi discepoli.

Ancora adesso il gameplay, i personaggi e la storia del primo Metal Gear Solid rimangono uno dei miei ricordi più belli di quei tempi, un qualcosa che ha realmente segnato la mia vita di videogiocatore. Non smetterò mai di amarlo.

Sono sempre rimasto fedelissimo alla serie, nonostante i suoi alti e bassi, e per quanto i capitoli moderni siano graficamente incredibili, ogni tanto rimetto in azione quel vecchio disco nella PlayStation, un po’ come gli anziani che riprendono in mano qualche oggetto a loro caro e lo riguardano pensando ai bei tempi andati.

Certo, è un oggetto ormai antiquato ed è il simbolo di un periodo passato, ma mi riporterà sempre all’epoca in cui scoprì un mondo tutto nuovo, scoperta che mi ha cambiato e fatto diventare il giocatore che sono oggi.

E poi non c’è un altro gioco dove posso guardare il culo di Meryl come parte integrante della missione principale <3

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Blogger part-time per Onikiri.it, è attualmente uno degli streamer del canale Twitch chiamato Lazy Bit Gaming e speaker radiofonico. Gioca ai videogiochi dai primi anni 80, ed è uno dei vecchiardi più nerd del panorama videoludico. Adora i vecchi classici del Commodore 64 come Turrican e la serie Metal Gear Solid (creata da Kojima).

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