October 20, 2019
Il logo della prima Play Station.

Quella volta che comprai una PlayStation ma non era una PlayStation

  • By Michele Longobardi
  • Marzo 16, 2018
  • Diario
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Mi sono sempre ritenuto una persona abbastanza intelligente. Non un genio, non un luminare, ma un minimo di cervello penso di averlo e di saperlo usare.

Va detto che questa bella brutta storia è andata in scena parecchi anni fa, quando ero un giovane pischelletto che frequentava le elementari in un ex seminario presso la mia cittadina natale, Castellammare Di Stabia.

Perché vi sto dando anche le coordinate geografiche? Boh.

Era l’era della PlayStation.

Sony voleva sbaragliare la concorrenza mostrando a tutti il suo orientale turgido pene. Era il 1995!

Questa storia però non è ambientata nel 1995. Perché quello è l’anno dell’uscita della console Sony in Europa, non quello in cui la comprai.

playstation story

I cuggini erano entità soprannaturali, delle divinità.

Io la PlayStation non l’ho comprata nell’anno del suo rilascio sul mercato, non c’erano i soldi.

La mia famiglia non è mai stata benestante, anzi.

Io ascoltavo con attenzione le discussioni tra i miei amichetti su quello o quell’altro livello difficilissimissimo ma “che mio cuggino ha superato in 20 secondi mentre pisciava” o su quel gioco non ancora uscito ma che “mio cuggino si era procurato grazie ad amicizie con la ‘Ndrangheta e la P2”.

Mi chiedevo, in primis, perché i cugini avessero tutto ‘sto potere, in secundis quanto ancora avrei dovuto aspettare per unirmi anche io a quelle interessanti disquisizioni.

Non ne facevo una colpa a nessuno, se i soldi nun ce stavano, mica li potevamo spremere dalle arance.

Un giorno, però, un pomeriggio estivo del 1997 (questo lo ricordo abbastanza indistintamente) la mia vita svoltò.

Feci l’affare del secolo.

Quando comprai la PlayStation ma non era la PlayStation

Premetto che da bambino ero ligio al mio dovere di studente, ero considerato dai miei maestri uno dei migliori, se non il migliore elemento della scuola.

Non dico questo per vantarmi, anche perché si trattava pur sempre di elementari.

Lo faccio per ribadire che anche a quell’età non ero uno sprovveduto.

playstation

Il sogno erotico di quando non conoscevamo le potenzialità delle tette.

Ero intelligente, ma pur sempre un bambino.

Un po’ ingenuo, un po’ sognatore, avevo una luce negli occhi diversa, una luce che oggi si è completamente spenta.

Quella luce non mi fece vedere bene l’immane cazzata che stavo facendo.

Come ho detto precedentemente, era un pomeriggio estivo del 1997 e i miei occhi caddero su una rivista.

Non chiedetemi quale fosse e neanche di chi fosse, non lo ricordo.

Probabilmente era di mio fratello, ma non ci metto la mano sul fuoco (mio fratello invece sul rogo farebbe la sua bella figura).

Presumo che la sfogliai con curiosità, perché io a quell’età ero molto curioso.

Arrivai alla quarta di copertina (l’ultima faccia della copertina di una rivista) e vidi qualcosa che lì per lì mi sembrò irreale.

All’epoca l’irrazionale superava il razionale molto spesso nella mia mente.

Cosa vidi di così straordinario?

La perfetta postazione da gaming.

Una PlayStation a sole 29.000 lire.

Non mi sembrava vero, ma doveva esserlo, era scritto su una rivista!

Non ricordo quali fossero le modalità di richiesta del prodotto e di pagamento, ma mia madre acconsentì ad acquistarla.

Quello di cui sono sicuro è che quel giorno comprai la PlayStation a sole 29.000 lire!

Non l’avevo ancora tra le mani, ma esultai come Carletto Mazzone nella storica partita Atalanta-Brescia 3-3.

Passai intere giornate a sognare i miei pomeriggi post-scuola.

Dopo aver fatto i compiti, avrei acceso la mia PlayStation e avrei vissuto avventure straordinarie.

Pregustavo ogni singolo attimo.

L’inizio della fine aka ekitebbiv

playstation o polystation?

Quando la tirai fuori dal pacco il mio giovane cuore stava per bloccarsi. Tutto per una O in più e una A in meno.

Una mattina arrivai a casa dopo il solito giorno di scuola e ad attendermi c’era un pacco (in tutti i sensi).

Non feci subito mente locale, ma poi capii: era la PlayStation che avevo acquistato a sole 29.000 lire.

Scaraventai la cartella a terra con la stessa determinazione di un rugbista che fa meta, mi tolsi di dosso il grembiule senza neanche sbottonarlo, tipo un wrestler che si strappa il costume per dimostrare l’alto tasso di testosterone.

Aprii il pacco con ferocia inaudita e lei era lì.

La PlayStation che comprai a sole 29.000 lire.

La guardai e la rimirai con emozione indicibile, ma sapete come si dice: la felicità è una pausa tra un momento di dolore e l’altro.

All’improvviso la mia parte razionale prese il sopravvento e decisi di guardare quella confezione con maggior attenzione, senza farmi tradire dalle emozioni. C’era qualcosa che non mi tornava. Lessi scandendo bene le sillabe: PO-LY-STA-TION…

Sudorazione repentina, salivazione azzerata, tic nervosi che a quell’età non dovrebbero essere la norma.

La mia vita iniziò a passarmi davanti (quindi non vidi molto).

In quei secondi diventai un centometrista e andai a prendere di corsa la rivista che, nel mentre, non avevo buttato nonostante fosse datata.



Rilessi con attenzione la pubblicità sulla copertina.

Offerta incredibile! Polystation a sole 29.000 lire!!!

Sì, lì ebbi la conferma di aver ricevuto un pacco, non per colpa del destino, non per cause sovrannaturali, ma solo perché ero un coglione.

Il bello di essere bambini: essere felici anche con una Polystation

Dopo interminabili secondi, più interminabili dell’ultimo minuto di recupero che separa la tua squadra del cuore dalla vittoria della Champions, riguardai quella scatola.

Non piansi, e anzi, lo sconforto scomparve poco dopo. Sulla mia faccia comparve un sorriso.

Avevo speso (mia madre li aveva spesi) solo 29.000 lire per una Polystation.

Non era quello che volevo, avevo acquistato una PlayStation che non era una PlayStation, ma diedi mandato a mio fratello di montarla nel nostro televisore a tubo catodico.

Volevo provarla.

Banner sui migliori Smartphone per Videogiocare.

Dopo avere trovato il canale di input – mi sembra AV – mi ritrovai davanti a una schermata che riportava una lunga lista numerata di videogiochi.

Alcuni avevano titoli familiari, altri molto meno. Non erano giochi per PlayStation, erano bellissimi e tarocchi videogiochi per NES.

Il mio occhio cadde su Soccer.

Cliccai.

Un gioco di calcio! Non era straordinario, i nomi dei giocatori delle varie nazionali erano ridicoli, manco stessimo facendo un match Panettieri vs Macellai, ma non mi staccai da lì tanto facilmente.

Poi vidi Mario 2, dovevo assolutamente giocarci.

Non era altro che il secondo mondo di Super Mario Bros. Mi ci “azzeccai” davvero tanto.

Per non parlare poi di Road Fighter, un videogioco automobilistico che mi fece divertire da pazzi.

Poi passai a Duck Hunt, ma non ricordo se su Polystation il nome fosse quello o se fosse storpiato.

Dalla confezione uscì anche una light gun, ma io quelle anatre proprio non riuscivo a prenderle.

Quel cane mi fece un sacco di risate in faccia.

Andai avanti così per settimane, per mesi.




Non era una PlayStation, ma non mi importava.

Non credo nel karma, ma posso dirvi che il mio non lamentarmi fu ricompensato in un non ben precisato mese del 1998.

Questa storia ha, infatti, un lieto fine. Un giorno di quel mese del 1998 (abbiate pietà, non posso ricordarmi tutto tutto) ricevetti un pacco in regalo, ma stavolta era il pacco giusto.

Una vera PlayStation era finalmente davanti a me e aspettava solo che io la montassi. Insieme alla console, mi fu regalato anche un videogioco: Tombi! Avevo ancora la Polystation collegata e decisi di sostituirla con la mia nuova console ufficiale.

Quando rimisi il clone del Nintendo Entertainment System nella sua confezione, ci lasciai anche un pezzo di me.

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Laureato in Lettere moderne, appassionato di commedia all'italiana anni 70-80-90, letteratura dell'orrore e romanzi gialli. Il mio più grande amore, però, sono i videogiochi, il medium per eccellenza.

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