December 9, 2019
Dark Souls, varie immagini del gioco.

Dark Souls: i 10 Boss più difficili della Saga

Dark Souls non ha certo bisogno di grosse presentazioni.

La saga dark-fantasy di From Software si è saputa creare una fanbase enorme grazie al suo gameplay ostico e alle sue magnifiche ambientazioni.

Una delle caratteristiche più riconoscibili della serie sono senza dubbio le boss fights: scontri all’ultimo respiro con ostici avversari che spaziano da potenti cavalieri con l’armatura scintillante a gigantesche creature che potrebbero schiacciare un uomo con un’unghia.

In occasione dell’imminente uscita di Dark Souls Remastered ripercorriamo gli scontri più impegnativi della trilogia soffermandoci sulle particolarità dei boss che hanno condotto più volte alla nefasta schermata “SEI MORTO”.

DISCLAIMER: la lista non comprende boss né di Demon Souls né di Bloodborne, e ovviamente SPOILER ALERT.

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10 – Demone capra

Demone capra boss

Il Demone Capra.

Apriamo la nostra classifica con un boss la cui difficoltà non riguarda strettamente il boss singolo.

Uno dei primi picchi di difficoltà che si trovano di fronte i giocatori nel primo Dark Souls è situato nel punto più remoto del borgo dei non morti, ed è proprio il custode della chiave per le Profondità: il Demone Capra.

Questa creatura è uno dei tanti demoni che si aggirano per Lordran, è di forma umanoide anche se il doppio più alto e grosso di un normale essere umano, ha la pelle scorticata, una coda formata da vertebre e la testa formata da un teschio caprino con due paia di occhi rossi.

Per chiudere il bel quadretto questo demone impugna due pesanti mannaie insanguinate.

Il demone capra è ben lontano da essere uno dei boss più memorabili della serie Dark Souls, e alla fine si rivela essere semplicemente un mini-boss, tanto che se ne troveranno parecchi nelle zone avanzate del gioco.

Quel che ha permesso a questa creatura di farsi largo negli incubi dei videogiocatori sono le circostanze nelle quali ci troveremo a combatterlo: l’arena, un piccolo cortile di alcune case, è grande quanto uno sgabuzzino con una piccola scala che non permette di raggiungere alcun luogo sicuro.

Il demone è, inoltre, accompagnato da due cagnacci estremamente aggressivi.

Schivare gli ampi fendenti delle mannaie del Demone capra e gli attacchi in salto dei due cani, in uno spazio così limitato, si rivela davvero proibitivo, complice anche la telecamera che negli spazi stretti non aiuta a seguire l’azione di gioco.

Inoltre una volta colpiti, a meno di avere un alto valore nella stat. “Equilibrio”, lo stordimento ci farà subire anche gli attacchi delle altre creature portando a un rapidissimo game over.

Con ogni probabilità è il boss che può uccidere nel minor tempo dopo essere entrati nella sua nebbia!

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9 – Cavaliere Artorias

Artorias boss Dark Souls

Artorias.

Il nome Artorias compare spesso in Dark Souls.

Cavaliere del lupo, uno dei 4 campioni di Lord Gwyn.

Artorias ha dato vita alla leggenda del “Camminatore dell’abisso” affrontando l’oscurità e riuscendo a sopravvivere ad essa.

Purtroppo però le leggende non corrispondono sempre a verità.

Viaggiando nel passato (cosa possibile soltanto nel DLC del primo Dark Souls), infatti, nel colosseo appena fuori dalla decaduta Oolacile, ci troviamo di fronte a un Artorias sopravvissuto sì all’abisso, ma irrimediabilmente corrotto da esso.

Con il braccio dominante inutilizzabile e mentalmente fuori di sé, lo troviamo intento ad annientare ogni creatura dell’abisso che cerca di uscire dalla città.

Ovviamente chiunque si avvicini a lui disturbando la sua attività di sterminio verrà a sua volta attaccato (non perché sia cattivo, ma perché è in una sorta di “berserk mode“).

Nonostante l’obiettivo del giocatore e il suo siano uguali, Artorias, pur ferito e consumato dall’oscurità, attacca con un vigore e una forza devastanti.

Con un braccio spezzato, le sue combo con la spada sono comunque veloci ed eleganti e richiedono parecchia concentrazione per essere schivate o parate.

La difficoltà maggiore dello scontro con il cavaliere del lupo però sta nella sua capacità di incanalare il potere dell’oscurità entrando in uno stato di frenesia.

In questa condizione la velocità e i danni inflitti da Artorias aumentano esponenzialmente e l’effetto non si esaurisce.

La battaglia è ostica, fino a che non s’impara che, colpendolo ripetutamente durante la fase di carica oscura, è possibile bloccare la sua trasformazione in berserk, rendendo cosi lo scontro più abbordabile.



8 – Cacciatore Oscuro

Darkluerker boss Dark Souls

Il Cacciatore Oscuro.

Dark Souls 2 nasconde un pericoloso boss legato al completamento del patto dei pellegrini dell’oscurità.

Si tratta del Cacciatore Oscuro (Darklurker in originale), una figura misteriosa che il giocatore incontra dopo aver acceso le tre torce nei frammenti di abisso che compongono il patto.

L’aspetto di questa creatura è etereo, con quattro braccia che ricordano un angelo.

È avvolto in un velo che non lascia intravedere nulla del suo reale aspetto, semmai ne avesse uno.

Il boss attacca creando delle lame eteree di oscurità come prolungamento delle sue braccia, può creare dei portali dai quali teletrasportarsi e lanciare potenti proiettili.

Può inoltre creare raggi e palle di fuoco.

Benché i suoi attacchi non siano quasi per nulla imprevedibili o difficili da schivare, sono i danni di questi ultimi il problema principale.

La vera complicazione nasce quando il boss, dopo aver perso metà della sua vita, crea una copia di se stesso che agisce con attacchi indipendenti dal corpo principale, rendendo così molto più difficile tenere d’occhio tutti gli attacchi in arrivo.

Anche se gli enormi danni potrebbero far considerare un approccio cauto, la strategia migliore per questa sfida è l’aggressività, soprattutto quando il boss si divide, dato che i danni saranno condivisi da entrambi i corpi.

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7 – Manus, padre dell’abisso

Manus boss Dark Souls.

Manus.

Nelle profondità dell’abisso che sta inghiottendo Oolacile nel DLC del primo Dark Souls, si cela la provenienza di tutta quell’oscurità e la fonte dell’umanità.

All’origine c’è il possessore dell’Anima Oscura originale, il nano furtivo Manus.

Trasfigurato da tutto quel potere, Manus, nel tempo, è diventato simile a un’enorme bestia oscura che ricorda un gorilla, con corna e molteplici occhi rossi.

Egli impugna un enorme catalizzatore in una mano, mentre l’altra è mutata con l’oscurità diventando enorme ed estendibile.

La battaglia contro questo boss richiede riflessi pronti e parecchio sangue freddo, dato che Manus è davvero aggressivo fin da subito.

I suoi attacchi con la mano mutata sono velocissimi e i suoi continui balzi rendono difficile reagire prontamente.

Come se non bastasse, l’arena è completamente avvolta nell’oscurità e ciò rende ancora più difficoltoso riconoscere gli attacchi in arrivo.

Dopo aver ridotto la barra vitale del boss a metà, Manus comincerà a utilizzare 3 stregonerie oscure con il suo catalizzatore.

Queste causano danni enormi.

La modalità di schivata è diversa per ogni singolo incantesimo e imparare a riconoscerli e a muoversi di conseguenza è vitale per sopravvivere allo scontro.

Lo scontro con Manus è l’unico di tutta la saga che permette l’evocazione di un NPC aiutante (Sif il lupo) direttamente all’interno dell’arena del boss.

In caso di assoluta emergenza potrebbe essere utile per attirare l’attenzione di Manus mentre ci si riorganizza.

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6 – Drago Nero Kalameet

Kalameet boss Dark Souls.

Il Drago Nero Kalameet.

Soprannominato anche “Il terrore nero di Anor Londo”, Kalameet è l’unico drago rimasto nella sua forma originale che possiamo combattere nel primo Dark Souls.

Kalameet è uno dei draghi sopravvissuti alla battaglia della prima era del fuoco, contro i Grandi Lords.

Lo si può riconoscere dal colore nero pece, dal suo finto occhio centrale che brilla di rosso scarlatto e dalla sua ridotta stazza rispetto a tutti gli altri esemplari della stessa specie (caratteristica che probabilmente gli ha permesso di sopravvivere).

Per poterlo incontrare bisogna prima raggiungere il Bosco Reale nel passato di Lordran (DLC), quindi raggiungere il bacino del lago Radiceoscura.

Tuttavia, proseguendo in quella strada, si viene investiti da soffi incessanti di fuoco oscuro del drago che, continuando a volare sopra il bacino, sembrerebbe inattaccabile.

Per poterlo combattere “ad armi pari” si deve ricorrere all’aiuto di uno dei 4 cavalieri di Gwyn, Gough l’arciere, che centrerà in pieno un’ala del drago impedendogli di volare.

Il drago tuttavia sarà lontano dall’essere una creatura facile da uccidere, e nonostante la ferita combatterà con una forza e un’agilità devastanti.

Il suo moveset è davvero completo e spazia da una serie di zampate e morsi, alternati da vampate di fuoco oscuro.

La sua tecnica più pericolosa però coinvolge il luminoso occhio rosso centrale: in un attimo, emettendo un potente ultrasuono è in grado di infliggere al malcapitato danni ingenti.

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Inoltre il giocatore sarà penalizzato dallo status “calamità”, che gli farà subire danni doppi da ogni colpo per tutta la durata dell’effetto.

Come se non bastasse, lo scontro con Kalameet nasconde anche un’altra sfida: il taglio della sua coda infatti ci premierà con un’arma unica chiamata Spadone d’ossidiana.

Raggiungere la coda del drago però è più facile a dirsi che a farsi data la grande agilità della creatura.

Solamente un paio dei suoi attacchi lo lasciano scoperto per qualche istante, nel quale è possibile colpire e tagliare la coda.

La chiave per sconfiggere Kalameet è sfruttare i suoi tempi morti, che hanno alcune sue mosse come ad esempio i soffi di fuoco.

In linea generale bisogna cercare di stare abbastanza vicini al drago, per agire tempestivamente quando è possibile.

Infine è vitale riuscire a capire quando sta per arrivare l’attacco ultrasuono con l’occhio rosso per poterlo schivare.

Se gli ultrasuoni dovessero colpirci, subiremmo lo status calamità, timbrando il biglietto per la sconfitta.

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5 – Cavaliere della nebbia

Cavaliere di Nebbia boss Dark Souls.

Cavaliere di Nebbia.

Alla base della torre cinerea del secondo DLC di Dark souls 2, a difesa degli ultimi frammenti dell’anima di Nadalia, si trova forse il boss più pericoloso del secondo capitolo della serie: Raime, il cavaliere della nebbia.

Un tempo Raime e Velstad erano le due guardie d’élite di Re Vendrick, ma dopo uno scontro tra i due il primo fu allontanato e bollato come traditore.

Vagando, Raime raggiunse la Torre Nebbiosa, dove fece la conoscenza di Nadalia, un essere nato da uno dei tanti frammenti dell’anima Manus.

In cambio di un giuramento di eterna fedeltà e amore, essa gli donò il potere della sua anima oscura.

Raime combatte con una semplice spada lunga nella mano destra, mentre impugna un gigantesco spadone di lava fusa nella sinistra.

Nella prima fase dello scontro attacca principalmente con la spada più leggera usando quella più massiccia per chiudere le combo e per tenere il giocatore davanti a sé con dei fendenti laterali.

La perfetta postazione da gaming.

Nonostante il peso, il movimento dello spadone è piuttosto rapido e, a causa della diversa velocità rispetto all’altra spada, il tempismo dei suoi attacchi cambia in continuazione, il che porta molto spesso a sbagliare la schivata.

Il boss ha anche una seconda fase, nella quale utilizza solo lo spadone infuso con potere di fuoco e oscurità.

Nonostante qui utilizzi una sola arma, Raime diventa estremamente più pericoloso aumentando esponenzialmente i danni inflitti senza diminuire la velocità degli attacchi e la loro variazione di timing per le schivate.

Gli ampi fendenti del suo spadone non garantiscono l’incolumità neanche trovandosi alle spalle del boss.

Inoltre si tratta di attacchi che rendono le parate inefficaci.

Come se tutto ciò non fosse abbastanza, questo scontro cela un’altra insidia: all’esterno dell’arena sono presenti degli idoli che, se non distrutti con determinati oggetti, cureranno il boss non appena si avvicinerà a uno dei bordi dell’arena.

Con Raime ogni strategia sembra risultare poco efficace, l’unica cosa da fare è quindi imparare al meglio il tempismo dei suoi attacchi per riuscire sempre a schivarli con successo.

4 – Re Senza Nome

Re senza nome boss Dark Souls.

Il Re senza Nome.

Una delle aree segrete più difficili da raggiungere in Dark Souls 3, il santuario dei draghi, nasconde un boss estremamente letale: Il Re senza nome, che si rivela poi essere il misterioso primogenito di Gwyn.

Il Re Senza Nome compare dinanzi al giocatore a cavallo di un’enorme viverna (per chi non lo sapesse si tratta di una sorta di drago a due zampe) che soffia elettricità, impugnando un’arma che sembrerebbe l’incrocio tra una lancia e un’alabarda, in grado di generare potentissimi attacchi elettrici.

Il boss durante la prima parte dello scontro è invulnerabile, dobbiamo quindi prima eliminare la viverna che lo accompagna, cosa non semplice dato che per la maggior parte del tempo sarà in volo cercando di colpirci con il suo soffio.

Una volta a terra è auspicabile cercare di colpirla alla testa, ma ciò si rivela ostico se non si hanno armi con una buona gittata verticale, anche per via del fatto che il Re Senza Nome cercherà di colpirci con la sua arma.

Una volta sconfitta la viverna avrà inizio il vero scontro, perché il boss ne assorbirà il potere rimasto per rendere ancora più forte la sua arma.

In questa seconda fase il Re Senza Nome tormenta il giocatore con mosse concatenate in rapida successione, seguite spesso da attacchi in scatto o in salto.

Così facendo il boss si avvicina e si allontana dal giocatore (facendo quindi perdere il targeting).

Inoltre gli attacchi di fulmine possono essere parati soltanto con scudi dall’alta resistenza elementale.

Con lo svuotamento della sua barra vitale il boss userà sempre più spesso i colpi elettrici, che richiedono una schivata con un tempismo preciso per essere schivati.

Tutto ciò, unito al fatto che in caso di sconfitta bisognerà ripetere anche la prima fase, rende questa sfida davvero impegnativa.

Per affrontare con successo questo boss occorre preparare un setup ottimale: servono delle buone resistenze al fulmine, soprattutto per quanto riguarda lo scudo.

Bisogna inoltre imparare a schivare “attraverso” i suoi attacchi, portandosi appena possibile alle spalle del Re Senza Nome quando termina la serie di colpi.

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3 – Ornstein l’ammazzadraghi e Smough il giustiziere

Ornstein e Smough boss Dark Souls.

Ornstein e Smoug.

Ornstein & Smough sono probabilmente lo scoglio più grande da affrontare nel primo Dark Souls e per questo rimangono impressi nella mente dei moltissimi giocatori che li hanno affrontati.

I boss in questione si trovano nella cattedrale di Anor Londo e si incontrano prima di raggiungere la stanza della principessa Gwyneviere.

Il loro scopo è fermare chiunque non sia degno di ottenere il Ricettacolo dei Lord.

Ornstein l’ammazzadraghi si è guadagnato il nome che porta combattendo nella grande guerra di Gwyn contro i draghi.

Ornstein diventò uno dei 4 cavalieri di Gwyn, ovvero Cavaliere del Leone.

Questo boss maneggia una lancia che gli permette letteralmente di scivolare sul campo di battaglia e lanciare saette elettriche.

Ha addestrato moltissimi altri guerrieri tra i quali spicca il primogenito di Gwyn (vedi Re senza Nome.)

Smough il giustiziere è invece a tutti gli effetti il boia di Anor Londo.

La sua stazza è enorme e impugna un martello con il quale si diverte a smembrare i nemici.

Malvisto dagli stessi Lord, è sempre stato tenuto alla larga dal cavalierato per via delle sue macabre attitudini.

Il giocatore che li affronta si trova quindi in un 1vs2 nel quale i due boss riescono a limitare i propri punti deboli.

Ornstein è più veloce e aggressivo, Smough è lento ma con danni e ampiezza maggiori.

La difficoltà maggiore sta nel tenere d’occhio entrambi i nemici, dato che concentrarsi soltanto su uno di loro espone a rischi di attacchi alle spalle da parte dell’altro.

Se questo scontro sembra già parecchio impegnativo, sappiate che non è finita qui.

Una volta sconfitto uno dei due boss, si attiverà un filmato che porterà lo scontro nella fase 2.

La cut-scene e la successiva fase cambiano a seconda di quale dei due boss sia caduto per primo.

Se abbiamo battuto Smough, Ornstein appoggerà la mano sul compagno caduto e aumenterà a dismisura la sua stazza; mentre se sarà Ornstein a cadere, Smough lo schiaccerà con il martello assorbendone il potere del fulmine.

Nella seconda fase il boss sopravvissuto avrà nuove mosse e vedrà ripristinata la sua barra della salute.

Il giocatore invece avrà la vita invariata, quindi fate attenzione dall’inizio nella gestione dei danni subiti, perché per riuscire nell’impresa il controllo delle cure è fondamentale.

Usarne troppe nella prima fase condurrà a una rapida morte nella seconda, obbligando il giocatore a ripetere interamente lo scontro.

Oltre alla gestione ottimale delle cure è importantissimo avere la visuale su entrambi i boss per poter sempre vedere gli attacchi in arrivo, in caso ciò non sia possibile è meglio spostarsi velocemente in un nuovo lato della stanza per farli spostare in posizioni più vantaggiose.

2 – Sorella Friede (e Padre Ariandel)

Friede boss Dark Souls.

Friede e Ariandel.

Sorella Friede è una delle tre sorelle fondatrici della chiesa di Londor, che si propone di estinguere i cicli del fuoco facendone assorbire il potere a un prescelto.

Friede però decide di allontanarsi dalle sorelle trovando un mondo soggetto a un diverso ciclo (il dipinto di Ariamis/Ariandel) che intende tenere bloccato, favorendo l’avvento dell’oscurità.

Lo scontro con Friede, al termine del primo DLC di Dark Souls 3, è l’unica boss fight che si compone di 3 fasi ben distinte, una dopo l’altra, e tutte da ripetere in caso di sconfitta.

Nella prima fase Friede combatte leggiadra impugnando una sottile falce che può causare congelamento.

Pur non facendo grandi danni, i fendenti hanno un raggio quasi a 360°, rendendo davvero difficile schivarli, tanto che riesce a colpirci anche stando alle sue spalle.

Friede può inoltre evocare ondate di ghiaccio con la falce e rendersi invisibile, a meno che non si riesca a restare entro pochi metri da lei.

Le sue continue schivate (che ricordano quelle di Bloodborne) rendono piuttosto difficile seguirla durante lo scontro.

Una volta ridotti a zero i suoi HP, una breve cut-scene (nella quale vediamo Padre Ariandel liberare il fuoco per resuscitarla) darà inizio alla pericolosa seconda fase.

I boss sono raddoppiati così come le dimensioni dell’arena.

L’immenso Padre Ariandel, legato a una sedia e con un ricettacolo incandescente in mano, assalta il giocatore caricandolo e spruzzando fuoco sul terreno di battaglia.

In tutto questo l’agile Friede attacca similmente a quanto visto nella prima fase, con veloci fendenti o ondate di aghi di ghiaccio dalla distanza.

Fortunatamente la barra vitale dei boss è condivisa, quindi ogni colpo inferto a uno dei due avrà ripercussioni sull’altro.

Tuttavia la loro salute potrà anche essere ripristinata da Friede, che in questa fase può utilizzare un miracolo curativo.

Questa fase mette a dura prova la concentrazione, poiché per superarla è utile tenere nell’inquadratura di gioco entrambi i boss per la maggior parte del tempo, cercando di trovare delle piccole finestre per portare a segno qualche attacco.

La terza e ultima fase vede Friede assorbire potere oscuro e utilizzare una seconda falce di oscurità.

Friede quindi, pur mantenendo la sua velocità di movimento, diventa estremamente più aggressiva concatenando un maggior numero di attacchi nelle sue combo.

Quasi ognuno dei suoi attacchi ora rilascia o aghi di ghiaccio sul terreno o esplosioni di oscurità.

Inoltre il boss usa molto più spesso gli attacchi in salto e in scatto.

In compenso i suoi HP non sono elevatissimi, dunque lo scontro, in un modo o nell’altro, sarà breve.

La strategia migliore per questa lunga boss-fight consiste nell’utilizzare un’arma dal moveset rapido in accoppiata con uno scudo dal 100% di difesa fisica e alta stabilità.

Nella prima fase l’aggressività è da preferire, considerando che Friede ha la capacità di diventare invisibile.

Nella seconda e nella terza fase, invece, è consigliabile un approccio più difensivo, concentrandosi esclusivamente su Friede.


1 – Midir, Divoratore dell’Oscurità

Midir boss Dark Souls.

Midir.

Midir è uno dei pochi antichi draghi sopravvissuti allo sterminio di Gwyn e attacca il giocatore nella Città ad Anelli, nel secondo DLC di Dark Souls 3.

Con ogni probabilità Midir è riuscito a sopravvivere perché corrotto dal potere oscuro dell’abisso, di cui si è nutrito nel corso del tempo, che l’ha preservato dal destino dei suoi simili.

Midir ha una stazza davvero enorme, più del doppio rispetto al Drago Nero Kalameet visto nel primo Dark Souls.

Durante la scalata della parete di roccia, dopo la palude della Città ad Anelli, Midir bersaglia il giocatore con soffi costanti di fuoco oscuro fino ad “appollaiarsi” su un ponte roccioso, bloccando il passaggio.

Dopo qualche colpo ben assestato il drago precipiterà in una voragine nel terreno.

Molti in questa fase si saranno sicuramente illusi di poter proseguire, ma il fatto che non venga aggiunta nessuna anima al totale dovrebbe far sorgere qualche dubbio circa la sua effettiva dipartita.

Poco prima del raggiungimento della zona finale del DLC, nascosto dietro a una parete illusoria, si potrà trovare un piccolo altare con un’enorme voragine che conduce in una grotta nelle profondità nel terreno.

Ed è qui che avviene lo scontro vero e proprio con Midir.

Nonostante la stazza Midir è davvero una furia!

Le sue zampate e i suoi morsi sono veloci e numerosi e causano parecchi danni; se si cerca di stare sotto il suo ventre o dietro di lui, il drago balzerà via sputando fuoco o si girerà di scatto colpendo con la coda.

Midir non è solo in grado di sputare un fuoco che causa danni oscuri, ma riesce anche a utilizzare un raggio che fa letteralmente esplodere il terreno sul quale passa.

Spesso userà il soffio di fuoco direttamente sul suolo per creare un’onda infuocata ad area molto difficile da schivare, soprattutto se si tenterà di colpirlo da sotto.

I suoi attacchi più pericolosi sono una volata lungo tutta l’arena, accompagnata da un soffio di fuoco arduo da evitare e incredibilmente dannoso.

Infine un’esplosione oscura che emette dal corpo dopo essersi caricato di energia.

Questo combattimento mette a dura prova resistenza e tenacia, dato l’enorme numero di HP di Midir e la quantità di danni che infligge (può arrivare a togliere l’80% degli HP del giocatore nella maggior parte delle build).

Per battere il boss l’obiettivo dei colpi dovrebbero essere le zampe posteriori e la coda durante i soffi infuocati.

Terminiamo l’articolo ricordando che se ogni giocatore della serie Dark Souls dovesse stilare una sua personale Top 10 come questa, avremo classifiche molto diverse tra loro.

Il motivo è da ricercare nella soggettività di approccio che ogni player mette in pratica durante il combattimento.

Nonostante ci siano oggettivamente boss più difficili di altri, gran parte della sfida deriva dal modo e dallo stile di gioco con il quale vengono combattuti.

Ogni stile può rivelarsi molto efficace contro un particolare boss, ma totalmente inutile contro un altro.

Proprio questa caratteristica è una delle tante che contribuiscono a rendere questa serie unica e affascinante nel panorama videoludico attuale.

Diteci ora quali sono stati i boss più ostici che avete affrontato nei souls e se siete d’accordo o meno con la nostra classifica!

Per tutti gli interessati consigliamo di seguire le prossime live di OnikiriTwitch, dove porteremo una lore-run completa di Dark Souls Remastered.

Vi aspettiamo!

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Blogger part-time per Onikiri.it, collaboratore del canale Twitch dei LazyBitGaming e sognatore full-time. Gamer fin da quando ha memoria, ha iniziato dalla PSX passando per quasi ogni genere videoludico. Sempre alla ricerca di nuove storie in cui immedesimarsi e nuove esperienze da vivere. I suoi due punti saldi sono Kingdom Hearts e Metal Gear Solid.

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