October 20, 2019
Un appassionato di videogiochi arrabbiato e armato di martello.

Le tre grandi Polemiche della Storia dei Videogiochi

Polemiche nei videogiochi? Macché. Il mondo dei videogiochi è un paradiso terrestre in cui tutti si vogliono bene e che ha eretto una muraglia di spessi tetramini contro le storture del mondo esterno…

… vi piacerebbe!

In realtà, i videogiochi sono sotto attacco da decenni e gli stessi membri della categoria dei gamer non sono sempre irreprensibili.

Tetris Effect, versione moderna del Tetris originale

Una psichedelica muraglia che non riesce a respingere sempre le polemiche nel mondo dei videogiochi

Basti pensare alle console war, al fatto che se entri nel gruppo Facebook di una community abbastanza popolare – Dark Souls coff – ne esci con dieci anni di vita in meno, il QI più basso di una buona metà e la necessità di uno psicanalista.

Le polemiche nei videogiochi non sono mai mancate e non mancheranno mai.

I temi che maggiormente aizzano la folla quando si parla di videogiochi sono principalmente tre: la violenza nei videogiochi, le microtransazioni – sono gioco d’azzardo o no? – e una delle domande esistenziali che l’uomo si pone dall’alba dei tempi: i videogiochi sono arte o no?

Polemiche nei videogiochi: Parte 1

Violenza nei videogiochi

Questo vuole essere solo un articolo generale che pone in modo superficiale le tre questioni di cui sopra.

Sulla violenza nei videogiochi si potrebbero scrivere tante cose e trattai già un tema simile, quando scrissi le regole del buon genitore che ha la sfortuna/fortuna di avere dei figli gamer.

una scena di GTA V

GTA V insegna a picchiare i mimi. Fonte: Gamespot

Esiste la violenza nei videogiochi? Certo.

È pericoloso far giocare a un gioco violento i propri figli? Ma no, non lo è affatto.

Bisogna però seguire delle linee guida ben precise per non farsi trovare impreparati in caso di comportamenti inconsueti.

GTA e soci fanno diventare psicopatici? No, non c’è alcuna evidenza scientifica che lo dimostri.

Se mio figlio è già mezzo schizzato, la probabilità che vada a sparare in qualche scuola dopo aver giocato a Call of Duty è più alta? Probabile, ma se mio figlio è uno schizzato forse dovrei preoccuparmi di altro e non di incolpare i videogiochi.

I genitori hanno degli strumenti per capire se un videogioco è adatto ai propri figli? Sì, accidenti, il PEGI – in Italia – o qualsiasi altro ente di rating.

Molti genitori se ne fottono lo stesso e poi danno la colpa ai videogiochi? Esatto e sono pure stronzi.

Il problema vero, però, si pone, quando i videogiochi vengono messi alla gogna mediatica anche per uno starnuto.

Il presidente Trump si è dovuto disturbare – non ha nient’altro da fare durante la giornata – a chiedere chiarezza alle aziende dell’industria videoludica dopo l’ennesima sparatoria in una scuola.

E quelli che ti devono dire, caro Donnie? Pensa piuttosto alla ridicola politica delle armi che c’è nel tuo paese.

Ah, poi questa è bellissima. In Italia, un noto quotidiano di cui non faccio il nome – Il Corriere – ha voluto lanciare la stronzata del secolo: la cultura delle armi nasce dai videogiochi.

meme di Hitler che gioca alla Xbox

Una foto d’epoca inequivocabile

Puhahahah. Non ve lo linko neanche l’articolo, non se lo merita. Quindi, mi state dicendo che la cultura delle armi – capirai che cultura – nasce negli anni Ottanta o poco prima.

Eh, la matematica non è un’opinione e neanche lo spazio-tempo. Dunque, la Polonia fu invasa emulando una mappa di Battlefield, giusto?

Charles Manson è impazzito dopo aver giocato a Manhunt della Rockstar, giusto?

Non mi tornano i conti. Io torno a rapinare banche in Red Dead Redemption 2.

Ah no, devo continuare l’articolo.

Polemiche nei videogiochi: Parte 2

Le microtransazioni sono gioco d’azzardo?

La questione delle microtransazioni e delle loot box è già, a mio parere, un po’ più delicata, perché si basa su fatti più concreti.

Le microtransazioni sono acquisti in game fatti con valuta reale che permettono ai giocatori che ne usufruiscono di comprare armi, equipaggiamenti e risorse più potenti – si parla di gioco pay to win – o di fare man bassa di oggetti cosmetici, cioè che non servono ad avere vantaggi in game, ma solo estetici, come le skin per il personaggio o per le armi.

Il problema principale si pone quando alle microtransazioni fanno seguito le loot box, cioè, casse di bottino virtuali che, però, in alcuni videogiochi, hanno bisogno di soldi reali per essere sbloccate,

Una loot box di Overwatch

Una cassa di bottino, o loot box, di Overwatch. È gioco d’azzardo?

Il premio presente non sempre è esplicitato, ma è casuale. L’esempio più lampante è dato dai pacchetti di FIFA che possono essere conquistati giocando – fatica immane – o acquistati, creando spesso delle discriminazioni vere e proprie tra giocatori che spendono soldi veri e giocatori che sbloccano i calciatori giocando nelle varie modalità.

Spesso accade che chi spende moneta sonante ha anche i giocatori più forti, monopolizzando il FUT.

Non è bello doversela vedere con uno spendaccione che ha Pelè, Maradona, Ronaldinho e Maldini in rosa.

Fin qui, però, tutto ok, perché ognuno con i propri soldi fa quello che vuole.

Il pomo della discordia sta nella casualità dei bottini.

È giusto che chi acquista con soldi reali le loot box non sappia cosa ci sia dentro, rischiando di ritrovarsi con un pugno di mosche?

Le microtransazioni, dunque, sono l’equivalente videoludico del gioco d’azzardo?

La questione è diventata anche politica e ha fatto capolino nelle aule del Parlamento di molti paesi.

Cristiano Ronaldo sulla copertina di Fifa 19

Il sogno erotico dei giocatori di FIFA 19.

Il gioco d’azzardo in molti paesi, tra cui l’Italia, è illegale.

Ci sono però delle eccezioni. In Italia, infatti, se si possiede una licenza rilasciata dallo Stato, nello specifico dall’Azienda Autonoma Monopoli di Stato, è possibile aprire un’attività che venda gratta e vinci e apra al pubblico l’utilizzo delle slot machine.

Ritorniamo, comunque, alla questione che stavamo analizzando: le loot box sono come una roulette o una slot machine?

Per Olanda e Belgio sì. Questi due paesi, infatti, hanno dichiarato illegali le casse di bottino nei videogiochi. Il ministro della giustizia belga dichiarò, nell’aprile di quest’anno, quanto segue:

“I giochi con loot box, come attualmente vengono offerte nel nostro paese, sono in violazione della legislazione sul gioco d’azzardo e possono essere trattate come materia di legge penale. Quindi è necessario rimuoverle”.

Questa è una delle polemiche nei videogiochi più sensate, a mio modo di vedere.

Assemblaggio pc.

Il gioco d’azzardo ha in effetti rovinato tantissime famiglie e, considerando che i minori sono maggiormente esposti ai videogiochi che non ai gratta e vinci, una regolamentazione sulle loot box non me la sento di criticarla.

Certo, anche in questi casi la domanda è più o meno la stessa? Gli adulti dove sono? Nel mese di giugno, è stata riportata la notizia di un ragazzino di dodici anni che ha speso più di 1000 dollari su Fortnite, prendendo in prestito la carta di credito del padre.

Eh sì, perché la carta di credito gliel’ha data proprio il padre, il quale, poi, ha accusato Epic Games di non fare abbastanza controlli.

Caro mio, sei indifendibile.

Polemiche nei videogiochi: Parte 3

Sono arte o non sono arte?

Sì, i videogiochi sono una forma d’espressione artistica. Punto e basta!

Devo anche argomentare?

The Witcher 3, uno die massimi esempi di arte nei videogiochi

I videogiochi non sono arte. Ahahhaha

Ragazzi, parliamoci chiaro: chi pensa che i videogiochi non siano arte devi farsi vedere da uno bravo.

Io posso giustificare chi pensa che gli eSports non siano una disciplina sportiva, anche se non condivido, ma che i videogiochi siano arte non ci sono dubbi.

Sapete qual è il problema? È che non sono solo gli ignoranti in materia, i vecchi dinosauri, gli esperti da talk show a negare l’evidenza, ma ci sono anche tanti videogiocatori che pensano che il loro passatempo non abbia nulla a che vedere con l’arte.

Non capiscono che, così facendo, danno ragione a coloro che denigrano una parte della loro vita: sì, perché i videogiochi fanno parte della nostra vita! Non dico che debbano essere difesi a spada tratta senza farsi due domande, ma su una questione così semplice c’è poco da dire:

I VIDEOGIOCHI SONO ARTE!



La cinematografia è la settima arte anche se non esistono solo i Kubrick e i Fellini, ma anche i Vanzina; la letteratura è arte anche se hanno messo in mano una penna a Fabio Volo; i videogiochi sono arte, quindi, anche se esistono titoli da codice penale – a tal proposito, leggetevi l’articolo sui peggiori videogiochi della storia.

I videogames moderni si sono indissolubilmente uniti a tutte le altre forme artistiche ampliandone gli orizzonti.

Sì, perché a mio modo di vedere, oggi, i videogiochi sono la forma artistica più alta. L’ho detto.

Nonostante sia il medium più giovane, il videogioco è riuscito a non rimanere ancorato a se stesso. I videogiochi si sono evoluti con una velocità impensabile e ora racchiudono tutte le altre arti.

Una scena di Detroit: Become Human

I videogiochi non sono arte. Ahahahah

Non si tratta solo di algoritmi, di stringhe di codice e di sprite. Oggi, l’elaborazione di un videogioco non è solo tecnica, ma mentale e artistica.

I level designer, i programmatori, tutti i membri di un team di sviluppo hanno bisogno di una conoscenza a tutto tondo dei mondi che cercano di ricreare. Essi sono accompagnati nel loro lavoro da sceneggiatori, registi e scrittori.

Arrabbiatevi e gioite insieme ai protagonisti di un qualsiasi gioco della Quantic Dream e ditemi che i videogiochi non sono arte. Tracciate il vostro percorso in Okami e ditemi che i videogiochi non sono arte. Perdetevi nei mondi incantati di Fable, di The Witcher 3 e in quello spietato e polveroso di Red Dead Redemption 2 e ditemi che i videogiochi non sono arte. Aiutate due giovani fratelli a salvare la vita del padre malato in Brothers: A Tale of Two Sons e ditemi ancora una volta che i videogiochi non sono arte.

Voglio concludere, citando proprio il creatore di Brothers, Josef Fares. Un uomo creativo e dal carattere mica da ridere che disse sul palco dell’IGN Unfiltered:

“Dire che i videogiochi non sono arte è stupido e io con gli stupidi non ci parlo”.

Concordo pienamente.

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Laureato in Lettere moderne, appassionato di commedia all'italiana anni 70-80-90, letteratura dell'orrore e romanzi gialli. Il mio più grande amore, però, sono i videogiochi, il medium per eccellenza.

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